Fatti di Vangelo

O Dio, o la ricchezza

«Non potete servire Dio e la ricchezza». Questa frase lapidaria ascoltata oggi nel Vangelo ci mette in crisi. Su questo argomento Gesù non fa sconti, non ammette gradualità, non è politicamente corretto. È un aut aut: chi cerca Dio non cerca la ricchezza materiale, e viceversa.

Cerchiamo di tranquillizzare la nostra coscienza ripetendoci che tutto ciò che abbiamo accumulato ci serve, o servirà ai nostri cari; che collaboriamo alle necessità della Chiesa e a volte facciamo volontariato; che non ci tiriamo indietro quando ci viene chiesta la beneficienza di qualche spicciolo o di un sms solidale.

Gesù è più radicale. Ha visto, come il profeta Amos secoli prima, ricchi falsare la realtà, abusare della propria condizione, calpestare e sterminare i poveri (prima Lettura). Si è accorto che chi è troppo centrato su se stesso e sui propri beni ha più difficoltà a vedere gli altri e a impegnarsi per loro. Ha constatato, come suggerisce il salmo 49, che «l’uomo nella prosperità non comprende»: l’attaccamento alle cose e l’abbondanza distraggono l’uomo da ciò che è interiore e spirituale. Per Gesù la ricchezza è sempre «disonesta», fuorviante, negativa; e si contrappone a quella «eterna» che è però conquistata dal nostro modo di vivere quella terrena: usandola per fare del bene, nella giustizia e nella sobrietà.